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Trauma cranico
Incidente stradale - FONTE: linguaggioglobale.comGli incidenti stradali sono la più importante causa di trauma cranico nella società occidentale.

Anche gli infortuni sul lavoro sono responsabili di numerosi casi di trauma cranico. Attività sportive quali la boxe e l’equitazione, sono anch’esse causa di traumi cranici. La prognosi di questa grave patologia neurologica e neurochirurgia è determinata dall’età del soggetto che viene colpito, dalla gravità della lesione cerebrale che si può determinare e dalle preesistenti condizioni di salute. È essenziale comunque sottolineare che è necessario ridurre al minimo il danno cerebrale secondario al trauma.

Le conseguenze di un trauma cranico possono determinare:

  • una lesione cerebrale primaria
  • una lesione cerebrale secondaria

La lesione cerebrale primaria si determina in seguito ad un danno diffuso del tessuto cerebrale accompagnato da edema cerebrale. Poiché il cervello è un organo racchiuso in una scatola grigia, il cranio, l’edema diffuso che si determina può far sì che il parenchima cerebrale si in grossi in maniera tale da determinare difficoltà di contenimento da parte della scatola cranica.

Conseguenza di questa situazione patologica, è l’instaurarsi di compressioni in alcune zone encefaliche (mesencefalo) o di erniazioni di zone dell’encefalo quali gli emisferi cerebellari (erniazioni nel forame magno).

Si può determinare inoltre un impegno bulbare tale da danneggiare i suoi centri cardio-respiratori con possibile morte del soggetto. Il meccanismo con cui agisce il trauma cranico, è quello di determinare in seguito alla sua azione accelerazioni, decelerazioni e alcuni tipi di rotazione che come movimenti improvvisi ed energici, determinano lacerazioni delle fibre nervose e zone emorragiche nella sostanza bianca, oltre che contusioni e lacerazioni della corteccia.

La lesione cerebrale secondaria è determinata da insulti nel cervelloche possono causare edema, in seguito al quale si verificano eventi che portano al danno del tronco-encefalo e quindi alla morte.

La prima complicanza è l’ipotensione arteriosa dovuta alla perdita di sangue in seguito al trauma cranico. L’ipotensione arteriosa e la conseguente ipossia cerebrale sono la causa di una lesione ipossido-ischemica e di successivo edema con rigonfiamento cerebrale.

La seconda complicanza che può essere responsabile di lesione cerebrale secondaria è l’ipossia arteriosa dovuta ad ostruzioni toraciche, dovute a ferite toraciche che avvengono in concomitanza con quelle craniche. Le infezioni sono un'altra complicazione grave nei traumi cranici con frattura e conseguente ingresso di microrganismi dal naso o dalle orecchie.

Questo tipo di infezioni sono responsabili di edemi infiammatori. La quarta grave complicazione responsabile di lesioni cerebrali secondarie dopo un trauma cranico, è l’instaurarsi di un ematoma intracranico, il quale occupando spazio all’interno della scatola cranica, è esso stesso causa di compressione di zone del tessuto cerebrale.

Un soggetto colpito da trauma cranico oltre alle terapie mediche immediate e di sostegno effettuate in ambiente ospedaliero deve essere monitorato dal punto di vista neurologico per mezzo di scale di valutazione delle capacità di reattività del paziente. La scala di valutazione più utilizzata è  “la scala del coma di Glasgow” (Glasgow coma scale, GCS). Questa scala di valutazione permette di valutare le risposte oculari, verbali e motorie del cranio traumatizzato, oltre che i più importanti segni vitali quali diametro e reattività pupillare, pressione arteriosa, polso, frequenza del respiro e temperatura corporea. Gli intervalli di valutazione della GCS possono essere effettuati anche ogni 15 min. nei pazienti più gravi. Questa scala nella valutazione dei segni vitali, può essere predittiva dell’eventuale funzionamento o meno del tronco-encefalo. Infatti quando compaiono nel quadro clinico segni d’interessamento del tronco-encefalo la prognosi può diventare infausta.

Dopo un trauma cranico, un paziente deve essere nei tempi più celeri possibili ospedalizzato.

La gestione del paziente craniotraumatizzato anche durante il suo trasferimento dal luogo dell’incidente all’ospedale deve essere rivolta alla prevenzione o al trattamento delle quattro gravi complicanze responsabili di lesione cerebrale secondaria.

Deve essere inoltre stabilito se si deve intervenire neuro-chirurgicamente previo l’esame neuro-radiologico ( TC cranica). L’esame neuro-radiologico, dopo un trauma cranico diventa irrinunciabile nei seguenti casi:

  • presenza di frattura cranica con ferita penetrante al capo
  • crisi epilettica post traumatica
  • vomito
  • deficit neurologico focale
  • perdita di coscienza o amnesie superiori ai 30 min.

la valutazione neuro-chirurgica concomitante a quella neurologica diventa irrinunciabile nei seguenti casi:

  • visualizzazione di danni di recente insorgenza alla TC cerebrale
  • coma protratto
  • stato confusionale
  • deficit neurologici focali progressivi
  • crisi epilettiche
  • perdita di liquor dal naso
  • ferite penetranti

Durante il ricovero preferibilmente in ambiente neuro-chirurgico, lo sforzo medico deve essere rivolto al mantenimento di una normale pressione intracranica e di una ottimale perfusione cerebrale. Èimportante la rapida somministrazione di una terapia antiedemigena e l’intervento neuro-chirurgico in presenza di un ematoma extradurale.

In caso di traumi cranici lievi seguiti da brevi periodi di amnesia post-traumatica della durata di pochi minuti, senza che si instaurino segni neurologici focali, si parla di sindrome cerebrale post-commotiva.

Questa sindrome può determinare neurodisabilità anche per mesi dopo un trauma cranico minore.

Oggi si tende a sottolineare che anche in presenza di questa sindrome si instaurino danni cerebrali di lieve entità, con disturbi della memoria e dell’attenzione che a lungo occupano la scena del quadro clinico. Dopo un trauma cranico che ha determinato piccole lesioni focali che nel tempo vanno incontro a processi riparativi di tipo cicatriziale, possono determinarsi crisi epilettiche focali o generalizzate. L’epilessia post-traumatica si determina entro un anno dal trauma cranico in circa il 40-50% dei pazienti.

Se il trauma cranico colpisce soggetti anziani è più facile che si instauri il cosiddetto ematoma subdurale cronico ( raccolta di sangue nello spazio subdurale). Questo processo che evolve nell’arco di settimane, a volte mesi, determina una raccolta di sangue nelle convessità del cervello. L’ematoma che si determina è esso stesso causa di compressione sul tessuto cerebrale. In tali casi il soggetto appare confuso e obnubilato. Possono instaurarsi cefalea e segni neurologici focali.

Oltre ai soggetti anziani anche gli alcolisti cronici e pazienti in terapia con anti-coagulanti, hanno un rischio maggiore di andare incontro ad ematoma subdurale cronico, spesso bilaterale.

In seguito ad un trauma cranico grave, se il paziente supera la fase dell’emergenza, dopo il periodo dell’ospedalizzazione, può avere degli esiti quali: alterazione dell’umore e della personalità, disturbi delle funzioni cognitive (memoria, linguaggio, attenzione), deficit motori o sensitivi, crisi epilettiche.

La maggior parte dei cranio-traumatizzati ottiene unrecupero ottimale in assenza di gravi lesioni entro sei mesi dall’evento traumatico, anche se i migliori risultati si ottengono dopo 1-2 anni.

Esistono purtroppo cranio-traumatizzati con molteplici lesioni cerebrali che determinano una completa perdita dell’autonomia personale.

 
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