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Artrite reumatoide e disabilitÓ

Un approccio clinico-terapeutico

In Italia oltre 500.000 persone sono affette da Artrite Reumatoide. Il dato è alto, soprattutto, se si considerano le caratteristiche disabilitanti e neurodisabilitanti in una popolazione lavorativa. L’odierna consapevolezza delle complicanze, soprattutto in termini di abilità motorie, di questa patologia ha decisamente rimodulato il precedente approccio terapeutico tardivo, che prevedeva l’inizio del trattamento solo dopo accertamento delle lesioni già instaurate e di solito ormai con danni irreversibili, non solo alle articolazioni, ma anche ai nervi periferici.

Le recenti linee guida sono proiettate sia verso l’uso degli antireumatici che nell'utilizzo precoce della riabilitazione, orientata a ritardare l’instaurarsi del danno anatomico articolare e della successiva inevitabile disabilità .
Seguendo un corretto modus operandi, la terapia anti-reumatica, per essere efficacie nel prevenire il danno articolare, dovrebbe essere iniziata entro i primi 6 mesi dall’esordio dei sintomi di artrite (tumefazione dolorosa di tre o più articolazioni con prolungata rigidità al risveglio mattutino). Questo, nella stragrande maggioranza dei casi, non si verifica in quanto spesso ci si attarda nella speranza che il dolore passi con l’uso di qualche analgesico.

Perché possa essere perseguita una diagnosi così precoce, è necessaria la valorizzazione dei sintomi d’esordio da parte del malato, del medico di medicina generale, del reumatologo e di tutti gli altri specialisti che per primi valutano il malato come, ortopedici, internisti e soprattutto, dopo il reumatologo, lo specialista in terapia fisica e riabilitativa che ha in più l’onere di determinare il tipo di disabilità e curarla. L’equipe di lavoro deve agire in concomitanza, con norme deontologiche di collaborazione professionale al fine di poter vincere la battaglia sull’artrite . La diagnosi precoce ancora però resta un traguardo lontano e il decorso dell’AR è estremamente variabile da caso a caso. Dato l’instaurarsi lento delle lesioni articolari , in cui le cartilagini sono maggiormente colpite, e in fatto che in alcuni soggetti la patologia sembra scomparire spontaneamente nel volgere di qualche settimana dall’inizio dei sintomi, il malato tende a procrastinare gli interventi terapeutici. Sembra inoltre necessario individuare, all’esordio dell’artrite, i soggetti destinati alla persistenza dell’infiammazione e con maggiore probabilità di avere una forma aggressiva con precoce evoluzione del danno erosivo articolare.

La terapia precocemente instaurata in questo caso salva il paziente non solo dall’aggressività della patologia, ma dalla successiva disabilità. La valutazione della disabilità viene fatta anche con l’ esame Emg, soprattutto per valutare il danno motorio e la neurodisabilità conseguente alle deformazioni ossee che spesso si comportano da agenti compressivi sui nervi periferici .L’esame Emg è utile inoltre per effettuare un corretto piano riabilitativo e nell’indicare l’opportunità degli interventi terapeutici, in particolare quelli sui nervi periferici delle piccole articolazioni. Il quadro ematochimico è importante, e spesso, anche se sembra ovvio, non è sempre attenzionato nei dovuti modi . Uno screeening della VES, PCR, nelle patologie infiammatorie e ANA per quelle autoimmuni, anche se sembra aspecifico è fondamentale ,anche perché l’AR può riconoscere entrambe queste componenti. Non bisogna dimenticare di valutare anche la TAS , che non è in indice di Artrite Reumatoide bensì, di Malattia reumatica, che è tutt’altra affezione, anche se nella nostra esperienza clinica abbiamo più volte visto casi con concomitanza delle due patologie.

E’ fondamentale tenere presente che la diagnosi per lo specialista è il frutto di un iter diagnostico-clinico che mette a confronto esami ematici, sintomi, radiografie, tests funzionali sulla disabilità, visite cliniche. La diagnosi di A.R., non solo è essenziale per individuare la patologia, ma soprattutto per individuarne la disabilità conseguente e quindi prevenirla o curarla.

 
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